In ambulatorio e sul palco il mestiere, alla fine, è lo stesso: stare zitti abbastanza a lungo da sentire davvero. Un paziente ti dice molto più di quello che racconta, se gli lasci il tempo; una band suona meglio quando ognuno ascolta gli altri prima di sé.
Ho imparato più cose sulla medicina suonando il son che leggendo certi manuali. Il son non perdona chi corre: la clave tiene il tempo e tu devi trovarci dentro il tuo posto, senza spingere. Con le persone è uguale. Prima si ascolta, poi si parla. E qualche volta non serve nemmeno parlare.