C’è un attimo, prima di cominciare un concerto, in cui tutto è ancora possibile. Le luci si abbassano, il pubblico smette di parlare, i musicisti si guardano. Nessuno ha ancora suonato una nota, eppure la musica è già lì, sospesa.
Dopo tanti anni quel silenzio mi emoziona ancora come la prima volta. Assomiglia a quello che precede una diagnosi, o una buona notizia: un respiro trattenuto. Poi arriva il primo accordo, e il respiro torna. Credo di suonare, in fondo, per quel momento lì.